Sesto acuto

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Si svegliarono con la luce che faceva capolino dalla finestra.
Un sole caldo, una giornata azzurra, limpida.
Il letto era sfatto, vestiti per terra, cuscini sparsi e sorrisi.
Bologna era lì ad aspettare, bisognava viverla, almeno per poche ore.
Raggiunsero Piazza Maggiore, illuminata come non mai. Il Tritone, nascosto da un’impalcatura, era una porta naturale verso gli edifici la cui bellezza sorprendeva abbagliando una volta oltrepassato il cantiere. Non servivano maglioncini o giubbotti, il calore era tale che bisognava sedersi ad un tavolino all’ombra. La sola occupazione possibile, oltre parlare e guardarsi negli occhi, era osservare le persone, la piazza. Immaginare storie o fatti accaduti.
Uno, due spritz.
“Un altro momento perfetto?” Pensò Lui.
Poi si scosse, vide Lei che guardava interessata l’altro lato della piazza.
C’era questa cattedrale, San Petronio, la cui facciata sembra un campo arato e i ruvidi solchi dei mattoni sporgenti hanno il colore delle zolle emiliane, appena ribaltate dal vomere, come uno scrittore l’aveva definita. Ed era una descrizione perfetta, una sintesi di quello che stavano vedendo: un incompiuto, dove la parte superiore era il campo e quella inferiore, gotica, il dinamismo razionale del lavoro contadino. Poteva essere un aratro, o un qualsiasi altro strumento per coltivare.
“Entriamo?” Disse Lei. “Sono curiosa di vedere l’interno.”
Qualcosa, lì per lì, trillò nella mente di Lui, ma non ci fece tanto caso.

Entrarono, Lui cominciò ad ammirare l’interno. Lei si avvicinò all’acquasantiera e con un gesto elegante si segnò con l’acqua benedetta. Poi insieme, a braccetto, si avviarono lungo la lunga navata. Scoprirono che era la quarta chiesa più grande d’Italia, le volte imponenti stavano a confermarlo e le proporzioni del complesso apparivano perfette.

Si basilicasanpetronio1avvicinarono ad una cappella, tutta affrescata. Un lato mostrava il giudizio universale, in alto il paradiso con l’incoronazione della Vergine e in basso l’inferno con un gigantesco Lucifero dominante. Cominciarono a commentare i personaggi e il tipo di dipinto, scoprirono che c’era anche Maometto, in basso. Lei cominciò a parlare di Dante, della bellezza dei cantici, dello riscoprire i classici che la scuola ti faceva odiare. Iniziarono a confrontarsi su libri che entrambi avevano riscoperto, parlando fitto di titoli e impressioni.
Il trillo dentro di Lui era costante. Cominciò a farci caso.
“Strano.” Pensò. “Non lo sentivo da tanto tempo, dieci anni o più.”
Continuarono a camminare, commentando le varie cappelle della navata di sinistra, poi si avvicinarono all’altare, al coro. Si fermarono, voltandosi verso il fondo.
Lei lo abbracciò, guardò in alto.
“Guarda che pulizia le volte,” disse,” osserva bene gli archi, a sesto acuto.”
“A sesto acuto.” Pensò Lui. “Bello.”

Poi il trillo esplose e il mondo si aprì.
Nella sua testa mille pensieri partirono, incrociandosi.

La guardò, incantandosi. Lei ricambiò lo sguardo con un’aria interrogativa.
“Cosa hai?” Chiese.
“Cosa ho. Dio, tu non hai idea…” Pensò Lui.
Poi iniziò a parlare, le parole direttamente da dentro uscivano fuori.
“Quando hai detto queste due parole ti ho vista, ho intravisto quello che sei, sono entrato dentro la tua anima. Questa notte, in questi giorni, ho visto quanto sei complessa, il tuo pensiero, il tuo modo di essere, la tua profondità. Ho visto alcune delle parti di cui sei fatta, le sfaccettature di te stessa che non mostri a tutti, la parte sensuale, l’affettività e la cura verso la persona a cui tieni, la tua parte affascinante, il gusto, i regali. La capacità di sorprenderti per un piatto cucinato, il piangere di gioia per un frutto che ti ho affettato, il gusto di un profumo, l’eleganza di un vestito nero. E poi il desiderio, la passione, il tuo sapore. Le tue insicurezze, le tue sicurezze, il percorso che stiamo facendo. Ti ho vista.”
Lei sorrise, lo strinse a sé
“Non hai visto tutto, ci sono altre mille sfaccettature di me.” Rispose.
“Lo so, io e te siamo simili, non è possibile afferrarci del tutto. Forse per questo riesco a coglierti più degli altri. Forse per questo riusciamo a darci più di quanto siamo abituati ad avere fino ad ora. Per questo ci sorprendiamo per un gesto tenero, d’amore che ci viene dato.”
La guardò negli occhi, ci vide uno scintillio, una goccia di splendore.
Appoggiò le labbra sulle sue, un bacio profondo, intenso.
Sentì la passione. Sentì altro.
Era quel sentimento che aveva cercato e che stava trovando in lei.
Non c’era bisogno di dargli un nome, etichettarlo. Aveva sbagliato in passato a farlo.
Bisognava viverlo, sentirlo, coltivarlo.
Intravedere il futuro senza farsi condizionare da esso. Senza idealizzare.

Mentre si stringevano, mentre si baciavano.
Mentre la sentiva aggrappata e abbandonata, pensò.
“Questo è il vero momento perfetto, di consapevolezza.”
Si staccarono, sorrisero insieme.
Lo scintillio era nei loro occhi, intenso.
Illuminò i loro cuori.

Fu lì, in quel momento, in quel fine settimana, che tutto cambiò. Lo capirono subito e se lo dissero, anche se non ce ne era bisogno. Erano rinati come nuovi, insieme. Se la sarebbero ricordata sempre, nel tempo a venire, quella chiesa, quella volta, quel sole caldo, quel letto disfatto.

 

ARCO A SESTO ACUTO
Tipico dello stile gotico europeo è determinato dall’intersezione di due archi di circonferenza con centri più o meno distanti e posti sul piano d’imposta. È chiamato anche arco ogivale per via della sagoma ad ogiva che si ottiene.

A Fra’ per l’ispirazione 



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