I deliri di un (quasi)giovane (quasi)scrittore.

senza-nome-2
Per chi scrive e si crede Dio ogni tanto prendersi in giro è salutare. Necessario, direi.

[interno, notte, una scrivania, la luce fioca, una figura è chinata su un foglio bianco]

Dio mio.
Qui, in questa stanza, sotto questa fioca luce di lampada.
Questo foglio bianco.
Dio mio. Come farò.

[la figura ha la mano a pugno appoggiata sulla fronte, dramma]

Quando ho accettato tutto questo non sapevo, non potevo conoscere. Mi sembrava una bella sfida e sapevo di poter riuscire, di poter trasmettere qualcosa a chi mi avesse letto. Pensavo di immaginare cose, di descrivere situazioni, sentimenti.
Pensavo.
Ma questo foglio, ora.
Questo foglio bianco.
Cosa scrivo, cosa?
Una prova che riguardi l’amore, già come se fosse facile scrivere a comando riguardo ad un argomento così. Ci sono miliardi di tonnellate di carta che parlano dell’amore. E poi questa storia di descrivere un amore doloroso, sanguinante, passionale. Come è possibile dire cose nuove su questo genere, come?

[la figura si alza, fa due passi nell’ombra, si risiede]

Aspetta, mi viene qualcosa.
“Mia Amata…”

Ecco, potrebbe iniziare così, ma ci vuole qualcosa che induca al dolore, al pessimismo.
“Mia Amata, ora che sei solamente un freddo cadavere…”
No, troppo duro, troppo pesante.
“Mia Amata, tu che mi guardi da quel letto di gigli, l’espressione eterna di chi ha lasciato la vita terrena per sempre.”
Beh, beh, si avvicina abbastanza, ma adesso ci vuole un cambio di registro.
“Ti ricordi di quel giorno, quando camminavamo lungo la riva del fiume.”
Si si, ci stiamo avvicinando, ecco, instilliamo nel lettore il senso della speranza, dei bei momenti passati prima di una fine tragica. Continua.
“E tu, giovane e bella, mi dicesti «Ti amerò per sempre, come l’acqua che scorre placida in questo fiume e che non cesserà mai di lambirne le rive» e io pensai: accidenti che poesia.”
Che palle, queste frasi sono di un mieloso allucinante, grondano zucchero da tutte le vocali. Potrei vivacizzare un po’ la scena.
“Ma la nostra quiete era destinata a finire. Vidi con la coda dell’occhio un trattore rosso avvicinarsi, riuscii a saltare di lato in tempo, mi voltai e fissai la lama scintillante che tranciava di netto le tue belle gambe.”
Dai, dai, la sterzata pulp, sangue, la gente vuole sangue! Ancora, mettiamo qualche ingrediente misterioso.

[la figura avvicina il viso alla luce, uno spettrale sorriso compare]

“Volevo fermare il trattore quando notai due punti luminosi fissarmi. Era l’essere immondo alla guida che rideva e scuoteva la coda. Aveva la coda a tridente, dove avevo visto quest’immagine, dove?”
Mistero, si. Aspetta c’ho un idea, adesso alla gente piace CSI e Il Codice di quello lì, come si chiama? Vabbè non importa. Oltre al mistero ci sta pure una sterzata esoterica.
“Con una pinzetta presi campioni del terreno e li misi in bustine di plastica, dopo li avrei analizzati. Stavo prendendo un campione di acqua, non si sa mai, quando la mia attenzione fu catturata da una cosa.”
Cosa? Uff. Vado a bere un po’ d’assenzio, magari mi viene un’idea.

[la figura si alza, esce dal campo. Scrivania vuota. passano pochi minuti e ritorna]

Rieccomi, dove eravamo rimasti, ah l’esoterismo e CSI. Si, allora, vediamo un po’.
“Le impronte del trattore erano strane. Il battistrada lasciava come un codice, alcune lettere incomprensibili: E G G E L . i h c . O M E C S. Latino, forse, dove ho letto questa frase, che significa? Dio, aiutami.”
Ché poi ‘sta frase l’ho proprio letta e non ho mai capito che cazzo volesse dire. Ma funziona così, lo scrittore mette qualcosa della vita reale nelle sue creazioni. Ah, come mi sento Dio!
Però come faccio ora? Ho messo un mucchio di roba al fuoco e ora devo chiudere il tutto. Chissà perché mi faccio trascinare da questa prodigiosa fantasia, forse perché sono intelligente e… mmmh, sono anche bello, guarda come sono figo. Eh, mi fischierei da solo. Eppoi vuoi mettere il fascino dello scrittore, me le trombo tutte!
Dunquedunquedunquedunque… Ah!
“Ero intento nei miei pensieri, quando una luce mi colpì. Tu eri immobilizzata a terra in un lago di sangue, ma io non potevo far nulla per aiutarti. Ero paralizzato. Improvvisamente mi sentii senza peso, stavo levitando in aria, la luce mi sollevava. Guardai su: un’astronave mi sovrastava e ci stavo entrando dentro. Mi rapiscono, pensai. Stesi il braccio e la mano insanguinata a proteggermi dall’ignoto. Aiutoo, Aiutooooo….”

[la figura si alza, gesticola, esulta, fa gesti poco convenienti a sfondo sessuale, balla]

sorpresa, X-Files, che genio! Che genio! C’è anche spazio per un seguito! Sono o non sono il Re degli scrittori eh? Tutto il mondo mi adorerà, diventerò una blogstar, avrò miliardi e miliardi di accessi, mi intervisterà la televisone, il TG. Si, Si!!!!

[la figura si ferma, si siede di nuovo, un espressione interrogativa sul volto]]

Aspetta però, l’inizio non mi piace molto, così subito: “Mia amata”, mi sembra una lettera. Ecchè, stiamo scrivendo un romanzo epistolare forse? No, e tra l’altro che cazzo sono ‘sti epistoli, che non l’ho ancora capito bene.
Pensa, pensa pensa… ci sono… ci sono…

“Era una notte buia e tempestosa.”

Perfetto.

Questa voce è stata pubblicata in Delirio. Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...