Fiore di plastica minore

flowers-group1Lei è un fiore di plastica, minore, di quelli che stanno in fondo al mazzo o sullo sfondo nelle fotografie. Vive in cima a una scala che sono i confini del suo fortino. È circondata, controllata, oppressa. Da persone ostili. Che non sopporta.

E’ sempre chiusa, nel dovere verso gli abitanti del fortino e negli stessi gesti di ogni giorno. Ha le sue prese d’aria per non impazzire, ma sono sempre poche e brevi. Il dovere del fortino la impegna sempre.
Una volta ha provato a fuggire, con le pillole, ma era una finta che aveva congegnato per bene. Aveva deciso la fine, il giorno, l’ora. Ma aveva anche predisposto il salvataggio.

Sono oppressa, diceva, chiusa, voglio uscire di qui.

Non è capace ad amare, non è il suo stile, anzi. Fa troppo male amare, troppo male essere traditi, meglio tradire e passare ad altro prima di soffrire di nuovo, prima di arrivare alle pillole.
Una volta ho provato ad amarla, l’ho portata a ballare, l’ho portata a vedere il mondo. Volevo toglierla dal fortino, renderla libera.
Mi ha tradito, buttato come un fazzoletto usato, senza pietà.
È passata ad altro.
Forse non voleva andare via veramente. Forse quel fortino è il suo rifugio.
O forse era solo una stronza.
Lo era dall’inizio
E io non l’avevo visto.

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